Aste giudiziarie: per ripartire serve tagliare i tempi e i costi di procedure che risalgono addirittura a 47 anni fa

Aste giudiziarie: per ripartire serve tagliare i tempi e i costi di procedure che risalgono addirittura a 47 anni fa

03 Mar 2021 – Definire il 2020 come l’annus horribilis delle aste giudiziarie sarebbe semplicistico ancorché impreciso. L’analisi condotta dal Report Aste 2020 – TimeOut del Centro Studi AstaSy Analitics di NPLs RE_ Solutions con il Patrocinio dell’Associazione TSEI (Tavolo di Studio sulle Esecuzioni Italiane) racchiude dati interessanti per tracciare un bilancio corretto dell’anno precedente; e nello stesso tempo per individuare un cambio di passo auspicabile se non, in alcune circostanze, addirittura necessario per il 2021.

Uno scenario “isolato”

Per ottenere un quadro veritiero del 2020 occorre guardare ai dati rilevati senza mai dissociarli dalla eccezionalità del contesto economico e soprattutto giuridico da cui essi stessi derivano.

Ecco perché sarebbe impensabile valutare il numero di unità immobiliari oggetto di aste – cioè 116.637, per un controvalore di quasi 17 miliardi di euro – dimenticandosi del fatto che sono state pubblicate nel solo (e limitato) periodo di attività dei tribunali, tra l’alternarsi di decine di DPCM. Mancano i presupposti per definire un confronto di qualsivoglia valore con gli indicatori del 2019 o degli anni precedenti e si intuisce facilmente il motivo per cui il Centro studi AstaSy Analitics di NPLs RE_Solutions abbia deciso di non rendere statistici i dati. Il 2020 è da considerarsi appunto con un timeout forzato, in cui la sospensione straordinaria delle esecuzioni ha pressoché congelato il valore degli asset posti in asta.

Oltre 40 anni di costi attivi: il limbo delle procedure mai concluse

Eppure proprio uno sguardo al passato, anche a quello meno recente, si può rivelare quanto mai strategico in relazione a un diverso – e si spera migliore – approccio per il 2021 e per il futuro. Con una verifica quasi di tipo archeologico sulle procedure, il Report Aste 2020 – TimeOut ha elaborato i dati non solo sul numero di esecuzioni, ma anche in base al tempo da cui giacciono nei tribunali italiani. Il quadro emerso è sorprendente: esistono e continuano a essere mantenute aste datate al 1974, cioè a 47 anni fa. Anche senza andare troppo indietro negli anni, stupisce che esistano e sopravvivano, da prima del 2010, ancora 15.641 procedure, che si protraggono ancora oggi.

Le conseguenze sono evidenti: si tratta in alcuni casi di oltre 40 anni di costi attivi, senza arrivare alla chiusura e all’estinzione della pratica. Più di 55.750 esecuzioni attendono una chiusura oltre i tempi medi delle procedure e vengono mantenute in vita: un limbo in cui precipitano sia gli esecutati, sia i procedenti, nonostante in alcuni casi siano già stati cambiati diversi professionisti delegati, diversi giudici, diversi curatori fallimentari. Il risultato è un mantenimento attivo, rigido, lento e illogico di un così alto numero di “accanimenti” procedurali in esecuzioni immobiliari.

In questo senso l’analisi degli anni precedenti suggerisce un cambio di prospettiva per il domani. Forse aiuterà a capire, ora più che mai, che il recupero giudiziale è solo un mezzo lungo, costoso e spesso poco efficace per recuperare i crediti deteriorati. Ecco quindi perché strumenti alternativi e stragiudiziali potranno fare la differenza in un futuro molto prossimo: sarebbe utile, se non addirittura necessario, concentrare le attività su norme che siano meno invasive e più propense, invece, all’analisi linea per linea degli immobili, verificando per ogni proprietario, per ogni procedura, per ogni singolo asset quale sia la migliore strategia di recupero. Migliore – si badi bene – soprattutto per i due principali protagonisti del gioco, il creditore e il debitore.

Da 100mila euro a 100 milioni: gli errori che “bloccano” le aste giudiziarie

Spostando lo sguardo dal passato al presente, è relativamente semplice individuare sostanziali margini di miglioramento. L’analisi del Report Aste 2020 – TimeOut rileva infatti come gli ancora non completamente risolti problemi con le piattaforme di aste telematiche, uniti agli errori di pubblicazione in modalità  telematica sui portali ma soprattutto sul Portale Vendite Pubbliche del Ministero della Giustizia, non abbiano di certo contribuito a migliorare la partecipazione alle aste.

Più nel dettaglio, è stato impossibile non notare “sviste” clamorose, soprattutto nei valori base d’asta che da sempre rappresentano il filtro di ricerca più comune per identificare un immobile di potenziale interesse. È purtroppo comune e allarmante la disattenzione con cui è stato digitato qualche zero in più rispetto il reale valore di base d’asta durante la pubblicazione online. Insomma, scrivere 100 milioni di euro al posto di 100mila euro è uno scivolone che potrebbe far sorridere i più, ma che lascia spazio a domande procedurali e temporali che non possono essere di certo sottovalutate.

L’eccezionalità della crisi sanitaria ha inciso profondamente sul settore delle aste giudiziarie. Per ripartire sarebbe necessario rendere delle eccezioni anche gli errori che si vedono pericolosamente troppo spesso.