Comprare casa? Oggi è possibile per il 78% delle famiglie italiane

Comprare casa? Oggi è possibile per il 78% delle famiglie italiane

26 Giu 2019 – Oggi quello di acquistare una casa è un sogno un po’ più accessibile per molte famiglie italiane. Lo conferma il Rapporto annuale dell’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia delle Entrate: nel 2018 il 78% dei nuclei familiari può avere un’abitazione di proprietà, mentre nel 2012 la percentuale era ferma al 47%.

Tra il 2014 e il 2018 il mercato immobiliare residenziale ha registrato una ripresa nelle compravendite: lo scorso anno la quota degli scambi è salita a 578.647, con un aumento del 6,5% rispetto al periodo precedente.

Come rilevato da una news del Sole 24 Ore, questi dati sono legati alla combinazione di tre fattori: tassi d’interesse ai minimi per i mutui, costante calo dei prezzi delle abitazioni e leggero aumento del reddito disponibile. La regione con il più alto incremento delle compravendite è l’Emilia-Romagna (+11,3%), mentre la città cresciuta di più è Bologna (+10,5%). Solo in Basilicata si assiste a un’inversione di tendenza, con un calo negli acquisti del 5,9%.

Emergono differenze lungo la Penisola anche quando si guarda all’indice di accessibilità elaborato dall’Abi. A fronte di una media nazionale del 14,6%, in Molise si può arrivare al 20% mentre la Liguria finisce in fondo alla classifica con un risicato 10%. Incidono probabilmente i costi più alti, dovuti alla presenza di seconde case.

Basandosi sulla banca dati delle quotazioni Omi, il Rapporto fornisce anche una cosiddetta “stima di larga massima” del valore delle compravendite: la cifra supera i 94 miliardi di euro all’anno, 53 dei quali solo al Nord. Gli italiani sembrano preferire gli immobili con una superficie tra i 50 e gli 85 metri quadri, anche se si nota un aumento di interesse per quelli al di sopra di 145 metri quadri.

In questo scenario, rimane un dato stonato: le difficoltà nell’acquisto di una casa da parte delle famiglie più giovani, che solitamente vivono con un reddito inferiore alla media e sono composte da lavoratori precari.